Puglia Cannabis Conference: ritardi e rimborsi, come Davide contro Golia

 

A distanza di cinque mesi noi organizzatori e tutti coloro che hanno permesso la realizzazione dell'evento siamo in attesa di ricevere i dovuti rimborsi da parte delle Istituzioni che, a loro tempo, si erano impegnate a sostenere economicamente le spese. E' ammirevole il rispetto dei professionisti che attendono e si limitano a telefonare o inviare messaggi. Non si contano invece più le reiterate richieste di sollecito che stiamo effettuando quotidianamente verso gli uffici competenti e la stessa Presidenza della Regione Puglia che per prima, oltre a dimostrare totale disponibilità, si è schierata a favore dell'Associazione LapianTiamo approvando all'unanimità il Progetto Pilota promosso dalla stessa associazione pugliese (ricordiamo che si attendono le autorizzazioni necessarie per garantire una continuità all'intero progetto).

Inizialmente la riverenza che ci contraddistingue e che comunque è d'obbligo verso l'Istituzione pareva illimitata. Con il passare del tempo, restando impigliati nelle maglie della burocrazia e vari ostacoli, siamo invece rimasti sconvolti e coinvolti in un'assurda lotta fatta di mail, fotocopie, raccomandate, telefonate e incontri...

In confronto Davide e Golia giocarono a carte e la risolsero certamente prima.

Siamo nuovamente pronti a presentarci a Bari, nella sede della Regione Puglia, per risolvere definitivamente e con urgenza la questione "rimborsi" che al momento grava pesantemente sui malati organizzatori della prima Conferenza sui Cannabinoidi in Italia. In questo modo non si macchia l'immagine di LapianTiamo ma l'immagine di un intero Evento organizzato per il bene dei malati, della comunità, della classe medica e degli operatori sanitari. 

Ad oggi abbiamo sempre seguito le "linee guida" suggerite dagli organi preposti. Nella fase pre-organizzativa ci veniva dimostrata tutta la disponibilità per la buona riuscita della Conferenza e dopo una serie di intoppi burocratici (siamo in Italia) i tempi di attesa, ci confermano, sono ormai ristretti.

Invitiamo dunque i collaboratori a pazientare ancora pochi giorni mentre alle Istituzioni competenti lanciamo nuovamente l'invito di velocizzare al massimo la fase conclusiva dei rimborsi.

 

I Promotori e gli organizzatori.

La cannabis riduce i sintomi del disturbo da stress post-traumatico

veterans-ptsd-marijuana-cannabis-medical-ommp-omma-oregon-300x300La cannabis è stata spesso associata alla riduzione dei sintomi del disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Ultimamente l’argomento è stato molto discusso in America, Messico e Israele, dopo le testimonianze di vari veterani di guerra che hanno raccontato come, una volta tornati a casa dal fronte, abbiano ricominciato a vivere grazie alla cannabis.

In Israele l’anno scorso è stato realizzato uno studio scientifico a riguardo: il dottor Allan Frankel ha scoperto che la cannabis aiuta i suoi pazienti a dormire meglio, rende meno dolorosi i loro ricordi e in generale migliora notevolmente la loro qualità di vita. Nel mese di maggio, il ministero israeliano della Sanità ha dato il dottor Frankel il via libera per eseguire i test clinici in Israele utilizzando il CBD.

Nel 2007 il New Mexico è statoil primo Paese a lanciare un programma legalizzato per la cannabis terapeutica, che oggi è preso a modello nel mondo. Inoltre nel 2009 è stato il primo Paese a riconoscere il PSTD (Sindrome da Stress Post Traumatico) tra le patologie per le quali si è ammessi al programma di cannabis terapeutica al contrario di ciò che succede nella vicina America.

In questi giorni è stata effettuata una revisione delle cartelle di 80 pazienti con PTSD che usano cannabis secondo la legge sulla cannabis medica del New Mexico. Questa analisi è stata pubblicata sul Journal of Psychoactive Drugs dal dottor George Greer di Santa Fe e colleghi della University of California di Los Angeles e San Diego. Il New Mexico è il primo stato ad accettare il PTSD come condizione per l’uso di cannabis medica.

L’obiettivo dello studio era quello di analizzare statisticamente i dati sui sintomi del PTSD nei pazienti che rientravano nel New Mexico Medical Cannabis Program 2009-2011. E’ stata applicata la Clinician Administered Posttraumatic Scale for DSM-IV (CAPS). I pazienti che facevano uso di cannabis hanno riportato una riduzione superiore al 75% nel punteggio della scala dei sintomi CAPS rispetto a quelli che non ne facevano uso.

Intanto anche in America sembra che qualcosa sia stia muovendo. Il governo federale ha infatti approvato uno studio, per un lungo tempo rimandato, che valuta la cannabis come trattamento per i veterani con disturbo da stress post-traumatico. La decisione del Dipartimento della Salute e Servizi Umani ha sorpreso i sostenitori della cannabis che hanno lottato per decenni per garantire l’approvazione federale alla ricerca sugli usi medici della sostanza.

La proposta della University of Arizona era stata autorizzata molto tempo fa dalla Food and Drug Administration, ma i ricercatori non erano stati in grado di ottenere la cannabis dal National Institute on Drug Abuse. La coltivazione a scopo di ricerca che tale agenzia possiede presso l’Università del Mississippi è l’unica fonte federale autorizzata di cannabis. In una lettera del mese scorso il ministero della Salute ha autorizzato l’acquisto di cannabis medica dal parte del principale finanziatore dello studio, la Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, che sostiene la ricerca medica e la legalizzazione della cannabis.

Redazione Cannabisterapeutica.info

Torino: petizione dei Radicali per poter coltivare cannabis terapeutica

cannabis-terapeutica-1-300x300A Torino è iniziata il primo maggio la raccolta firme ad opera dei Radicali a sostegno di una petizione popolare che richiede al Comune del capoluogo piemontese di avviare un “progetto pilota” per la coltivazione di cannabis a fini terapeutici. Risale infatti a metà gennaio la delibera sulla legalizzazione della cannabis ad uso terapeutico, presentata dai consiglieri Grimaldi e Viale di Sel e Radicali.

Come ricordato in quell’occasione, in Italia, anche nelle Regioni dove la cannabis è stata legalizzata come farmaco, la stragrande maggioranza dei pazienti non riesce ad avere accesso al farmaco. Questo perché, anche una volta superato tutto l’iter burocratico, le Asl sono costrette ad importare il farmaco dall’estero, con costi finali proibitivi per i pazienti. Per questo motivo sembra che stia iniziando a muoversi qualcosa, dopo gli ennesimi appelli e petizioni dei giorni scorsi. Sembra infatti che ci sia un progetto per cominciare a coltivare il farmaco presso lo Stabilimento chimico militare di Firenze.

In Puglia, grazie anche all’impegno dell’associazione di Racale LapianTiamo, fondato da due malati di sclerosi multipla che proprio del diritto di coltivare la pianta per la produzione di farmaci hanno fatto il cuore della loro battaglia, che ha ricevuto il supporto delle istituzioni locali e regionali, è stata depositata una legge in questo senso dal parlamentare Sergio Blasi.

A Torino, per poter presentare la petizione servono almeno 300 firme di cittadini residenti. “Chiediamo al Comune – hanno spiegato il consigliere comunale Silvio Viale e Giulio Manfredi della direzione dei Radicali Italiani – di redigere un progetto per ottenere le autorizzazioni alla coltivazione della cannabis terapeutica nell’ambito delle aziende partecipate della città, ad esempio l’Istituto Bonafous e l’Ipla. Il relativo prodotto terapeutico dovrà poi essere fornito gratuitamente ai malati che lo necessitino. E su questo tema vorremmo che si arrivasse a una legislazione nazionale e non a tante leggi regionali”.

Redazione Cannabisterapeutica.info

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